Il difficile cammino delle competenze chiave nei curricoli italiani
Di competenze in Italia si parla e si scrive da tempo e da tempo sono entrate nei documenti ufficiali relativi ai curricoli, ma non si può dire che ci sia chiarezza su quali debbano essere le competenze chiave, ossia quelle necessarie e indispensabili per tutti, al termine dell'istruzione obbligatoria.
Dopo una lunga fase di incertezze e dilazioni, segnata da contrasti defatiganti sulla definizione dell'offerta formativa, appare sempre più verosimile che la situazione possa sbloccarsi a partire dalla fase terminale del processo di apprendimento, quello della valutazione e della certificazione.
L'Italia si sta avviando, sotto l'influsso prioritario delle valutazioni internazionali comparate su larga scala, ad affrontare con più decisione rispetto al passato il tema della valutazione e della certificazione e quindi, anche se indirettamente, quello delle competenze chiave nei curricoli.
Valutazione
Per quanto concerne la valutazione si sta probabilmente innestando un impianto simile a quello di molti altri Paesi che prevede valutazioni censuarie relative a tutte le scuole su alcune classi e su alcune competenze cruciali e una parte di prove standardizzate nazionali nei momenti di erogazione dei titoli di studio.
La misurazione della crescita spesso definita di Valore Aggiunto, sia della scuola che degli allievi, dovrà probabilmente attendere che gli altri Paesi mettano a punto esperienze consolidate
Certificazione
Sulla certificazione invece l'Italia segna una particolare urgenza a causa della scarsa attendibilità del suo sistema attuale. Se infatti la scarsa perspicuità dei voti è problema comune a tutti i Paesi, si sta diffondendo, anche a seguito degli ultimi risultati dell'indagine PISA, la consapevolezza che qui essi sono significativamente inaffidabili.
Questo problema è meno drammatico nei Paesi in cui sono stati messi in atto da tempo sistemi di regolazione attraverso parziali valutazioni esterne oppure in quelli che tengono sotto controllo la qualità dell'offerta formativa attraverso modalità più tradizionali ma efficaci quali le ispezioni oppure infine in quelli che di fatto non attribuiscono valore legale ai titoli. In mancanza di questi strumenti in Italia l'inattendibilità o l'illeggibilità ad esempio dei voti di maturità obbliga ad una costosa duplicazione dei sistemi di controllo quali sono i test di ammissione all'università
Prospettive della valutazione e certificazione
Al momento si possono individuare alcuni punti chiave delle tendenze sopra indicate:
La continuazione della indagine PISA 2009 su base regionale
La ripresa della valutazione censuaria INVALSI
L'inserimento della prova standardizzata esterna nell'esame di terza media
Il profilarsi di una simile ipotesi per gli esami maturità: legge n.1/2007 art 3 comma 2 e relativo odg della Camera
La certificazione delle competenze al termine dell' esame di terza media
La certificazione delle competenze dell'obbligo d'istruzione a 16 anni
Il ricorso a punti di riferimento internazionali
La caratteristica peculiare di questa fase italiana sta nel ricorso sempre più importante a punti di riferimento determinati non tanto dalla cultura pedagogica nazionale quanto dai parametri delle valutazioni standardizzate internazionali e dagli atti di indirizzo o dalle raccomandazioni dell'Unione Europea.
Per quanto concerne le valutazioni comparate internazionali l'Italia è sempre stata molto assidua nella partecipazione a cominciare dagli anni '70, sotto l'impulso fondamentale di Aldo Visalberghi, ma quelle valutazioni, che hanno sempre indicato una situazione allarmante per l'Italia ( con la sola eccezione della scuola elementare), non sono mai state né prese sul serio né utilizzate sul piano nazionale. Ora, con le indagini OCSE/PISA, il panorama sembra cambiare.
Sul versante dell'Unione Europea si è all'inizio del processo, come vedremo in seguito, ma è interessante notare che UE e OCSE operano in collaborazione reciproca: a mero titolo esemplificativo si può citare il caso dell'assunzione fra i 29 obiettivi dell'UE di parametri minimi di literacy derivati dalle scale PISA.
Questi punti di riferimento internazionali meritano di essere ordinati ed approfonditi per garantire una più chiara comprensione di quanto sta avvenendo ed una conseguente migliore determinazione di come è opportuno muoversi ad ogni livello di responsabilità.