"LA LEGIONE PERDUTA"

(I sopravvissuti di Liqian)

Una storia fantasticata con i bambini del modulo IV E/F a. sc. 1999-2000

(a cura di Domenico Del Prete)

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PRIMA PARTE

La luna quella notte aveva uno strano colore, ma il cielo limpido di stelle rendeva più allegra l’aria della partenza che respiravo tra sorsi di buon vino rosso; nel mio calice, seppure mi sforzassi, non riuscivo a intravederne il riflesso, tanto simili erano i colori delle due cose.

Nel frattempo, i miei fratellini lucidavano le armi, mia sorella e mia madre s’indaffaravano tra i triclini[1] di casa e le spezie della cucina.

Solo mio padre, però, non poté gustarsi quei momenti e benedire il mio gladium[2] così, pensando a lui, mi rivolsi in preghiera ai Lari e ai Penati posti dall’altro lato del peristilio[3], nel sacello al fianco di Vesta[4].

In molte domus[5] della mia strada si stava festeggiando la partenza di un figlio di Roma con brindisi e pranzi fastosi, quasi al pari di quelli del famoso Lucio Licinio Lucullo[6], mentre le lanterne delle insulae[7] erano già spente da un pezzo.

Tutto era pronto, anche le parole che avrei sentito dire urlando l’indomani dal mio superiore: “È tempo di guerra. Le porte del tempio di Giano sono aperte[8]. Le navi ci aspettano a Brundisium, la vittoria in Asia”.

Raggruppate le cohortes[9] il mattino successivo, passammo nei pressi del foro, accanto alla vecchia scuola pubblica dove vidi entrarvi, con passo lesto, il gramaticus[10] che a suo tempo tentò d’insegnarmi il latino, il greco… e finanche la matematica!

Quante frustate sulla schiena a causa della mia scarsa volontà! Infatti, poi, non mi fu consentito di proseguire gli studi alla scuola del rhetor[11], con somma delusione materna. Forte della mia gioventù e della mia abilità con la spada, decisi allora per le armi e per la gloria.

Quando uscimmo dall’urbe, da Porta Capena, quel giorno tutti ci salutavano e ci ricoprivano di fiori perché davanti a noi c’era il triumviro[12] Crasso. Nell’incontro di Lucca, l’anno addietro, con i consoli Cesare e Pompeo, fu stabilito che a lui toccasse la Siria… e a me, quindi, era toccato combattere.

Strada facendo i legionari mostravano molta attenzione ai racconti che dalla testa delle truppe, dove c’era il console che parlava della sua guerra gallica al fianco di Cesare, arrivavano col passaparola: ”Sistemammo il quartiere d’inverno con la VII Legione nella terra degli Andi, presso l’Oceano, vicino ad una rada e, chiamati a me Quinto Velanio e Tito Silio, decidemmo cosa fare. Avevamo già con noi dei prigionieri Veneti, ma soprattutto pensavamo come costruire le navi utilizzando le loro conoscenze del Canale… Cesare ci raggiunse a maggio…”.

Poi, cambiando argomento, proseguì con la descrizione delle sue innumerevoli proprietà a Roma e delle feste che dava nelle ville marittime campane, dove… “Organizzavo gare di resistenza a dieci calici di Falernum!”[13].

In seguito, il dives[14] continuò a parlare della sua vittoria su Spartacus[15]… e ironizzava sulla maledizione inflittagli dal tribuno della plebe Gaio Ateio Capitone, contrario alla spedizione, dicendo: ”Dedicherò la mia vittoria a te piccolo tribuno dalla bocca larga… e quando vedrò le teste del nemico cadere ai miei piedi ti penserò a me molto vicino!!!”.

Durante il tragitto e le innumerevoli soste alle stazioni di cambio dei cavalli nuove truppe si unirono alle legioni… altre ne avremmo incontrato in seguito.

Ai lati della strada, oltre alle steli funerarie e al triste spettacolo dei mendicanti, sui fondi incolti si vedevano ancora i pali ormai consunti che, alcuni anni prima, avevano retto le croci degli schiavi di Spartacus crocifissi dopo la rivolta.

Dopo circa quindici giorni di viaggio, là dove due colonne segnano il termine dell’Appia[16], arrivammo al porto e Crasso iniziò subito a riunire tutte le truppe indirizzandole agli equipaggi: “Voglio parlare subito con il magister navis” [17].

Il questore, intanto, passava in rassegna i manipoli rassicurando i soldati circa la paga e promettendo ricompense al valore.

Fu lì che sentii parlare per la prima volta, dal submagister, di altri particolari della nostra missione e della meta da raggiungere dopo la traversata del Mare Internum[18]: addentrarci nel pericoloso territorio dei Parti, abili guerrieri provenienti da oriente che non volevano sottomettersi a Roma.

Fu lì che appresi delle vittorie su Antioco IV re di Siria e Mitridate; di uno strano modo di quest’ultimo di rendersi immune ai veleni…; poi di un certo surena[19], il capo dei guerrieri del Re Orode.

Tra i miei compagni d’armi c’erano, oltre ai cavalieri gallici, molti originari di Puteoli, Cumae, Bauli ed alti ufficiali campani, probabilmente perché si era unita a noi parte della flotta di Misenum[20] per darci l’appoggio logistico nel trasporto delle macchine da guerra, viveri e cavalli.

Una grande flotta di navi avrebbe cominciato a solcare il mare portando l’aquila Romana verso i nemici.

Essa era composta dalle agili liburnae, le trireme, le onerarie che erano partite prima perché più lente, alcune quadriremi e la quinquereme sede del comando: cinque legioni di 30.000 uomini. Altre due legioni di 12.000 soldati ci avrebbero affiancato a destinazione e inoltre avremmo avuto l’aiuto degli Armeni.

Finalmente c’imbarcammo: il vento era in nostro favore ma il mare molto mosso all’interno.

Molti non erano abituati al rollio causato dalle onde, tranne i mozzi, e non c’era momento che qualcuno non vomitasse al suono del martello dello hortator[21] o all’inabissarsi dei remi.

Come se non bastasse, poi, avevamo anche il cantante a bordo: un commilitone d’origine greca che era convinto di deliziarci intonando il peana[22] della sua terra.

Per non dar retta allo stomaco ed alle mie calighe[23], cominciai a pensare alla festa dei giocolieri vista due giorni prima della partenza, alle lunghe e comode chiacchierate fatte alle terme ed agli affollatissimi spettacoli del circo con i tori, dove i gladiatori si battevano tra loro e con le fiere.

Fummo affiancati anche dalle rimanenti navi provenienti da Tarentum: la flotta Ionica era ora al completo!

Dopo aver fatto le soste stabilite sulle isole di Zacynthus, Creta e poi a Cyprus, finalmente intravedemmo la costa siriana.

SEGUE


[1] Le poltrone dove i Romani si stendevano per mangiare.

[2] La spada.

[3] Il colonnato intorno al cortile delle antiche case romane.

[4] Divinità Romane del focolare domestico.

[5] Le ville Romane.

[6] Pranzi luculliani

[7] I nostri moderni condomini.

[8] Erano aperte solo in tempo di guerra.

[9] Le truppe militari.

[10] Il maestro.

[11] Il professore.

[12] Uno dei tre consoli che detenevano il potere.

[13] Famoso vino della Campania.

[14] “Il ricco”, com’era chiamato Crasso.

[15] Lo schiavo che si ribellò ai Romani.

[16] Via consolare che collegava Roma a Brindisi.

[17] Il comandante della nave.

[18] Mare Mediterraneo

[19] Comandante dei soldati Parti.

[20] Pozzuoli, Cuma,… Miseno.

[21] Dava il ritmo ai rematori.

[22] Antico canto di guerra greco in onore di Apollo.

[23] Sandali rinforzati sotto le suole.